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Oh capitano, mio capitano! Intervista ad Alessandro Majoni, capitano e bandiera biancogranata

Oh capitano, mio capitano! Con le parole usate nel film “l’Attimo fuggente” vi presentiamo l’intervista ad Alessandro Majoni, capitano della squadra biancogranata. La sua fedeltà alla maglia rivierasca gli consente di contendere il primato (considerato “intaccabile” da Walter Martire nel libro C.S. Dolo Story) di Bruno Pellizzaro, terzino nato a Mira il 27/2/1925 che fece 363 presenze nei 13 campionati disputati con il Calcio Dolo nel dopoguerra dal 1945 al 1959. Nell’anno del centenario del Calcio Dolo era quindi doveroso iniziare con Alessandro questa iniziativa delle interviste realizzata grazie al giornalista Alessandro Ovizach. Buona lettura.

Iniziamo il nostro viaggio nel calcio Dolo chiamando all’appello il Capitano di lungo corso, Alessandro Majoni, classe 1976, bandiera dei biancogranata… da quando? Dalla notte dei tempi! diciamo noi.
“Il mio debutto - ricorda con precisione “Majo” - risale all'ultima stagione di Groppello al Dolo. Esordii in prima squadra a 16 anni a Fiesso d'Artico, nel secondo turno di Coppa Italia. Il Dolo non aveva interesse per la competizione e schierò una sfilza di giovani tra cui il sottoscritto. Ricordo ancora il riscaldamento con Nicola Bisso che mi prendeva in giro per quanto ero teso!”
Che effetto ti fa, oggi, dopo tutte queste stagioni a Dolo, scendere
 in campo indossando i colori biancogranata?
“Sono passati tanti anni (altri 16/17) e tante stagioni calcistiche. La maglia biancogranata, devo dire, quasi non fa alcun effetto: è come la pelle. Se ti chiedessi che effetto ti fa vivere con la tua pelle addosso, credo sarebbe difficile per te rispondere. Per me è un po' lo stesso con la maglia del Dolo: mi riesce difficile pensarmi con qualcosa di diverso addosso in un rettangolo verde, anche se nel calcio non si sa mai ed io comincio ad essere vecchio!”
Qual è stato il momento più oscuro e il momento migliore della tua carriera in biancogranata?
“Parto dal mio momento peggiore, decisamente quello della rottura del tendine d'Achille nel Maggio 2007, periodo dei play off Promozione per accedere all'Eccellenza. In pochissimi avrebbero scommesso un euro sul mio rientro ed invece, proprio grazie all'aiuto ed al sostegno di quei pochissimi, sono ritornato ed ho vissuto il momento migliore della mia carriera, quello del ritorno in Eccellenza con due stagioni sicuramente di livello importante che ci hanno portato ad una doppia salvezza nel massimo torneo dilettantistico regionale, cosa che non si registrava da tempo immemorabile.”
Il momento più oscuro e il momento migliore del Dolo?
“Per quanto riguarda il Dolo, purtroppo, di momenti difficili ce ne sono stati tanti, più che altro associabili ai periodi di crisi societaria. È successo più volte, nel corso di questi anni, di dubitare addirittura della possibilità che il calcio a Dolo continuasse. Fortunatamente, tutto è stato sempre superato grazie all'impegno di qualcuno che ha voluto portare avanti questo fardello. Io credo, comunque, che chi si è sobbarcato il fardello è stato ampiamente ripagato, soprattutto dal punto di vista umano per gli sforzi profusi. Ancora oggi, non posso dimenticare i vari Trovò, Moron, Brusegan, Donolato che si sono alternati alla guida del calcio Dolo e che hanno portato o continuano a portare nel cuore le vittorie e le sconfitte subite sui campi del Veneto con quei gruppi di giocatori - di valore assoluto, dal punto di vista umano - che erano riusciti a creare. Il momento migliore, tecnicamente parlando… Beh! Lo dicono i risultati! È stato quello degli ultimi anni, dall'inizio dell'era Salvagnin fino ad oggi, dove stiamo ancora combattendo nel massimo torneo regionale per strappare con i denti una salvezza che, ad oggi, credo meriteremmo”.
Faggian ha detto, a mo’ di battuta: "Se le partite del Dolo fossero durate 80 minuti, saremmo
 secondi in classifica!". Perché il Dolo soffre così tanto, alla fine delle partite? Tu le hai viste tutte, e perciò lo chiedo a te: cosa succede in zona Cesarini?
“Io sono convinto che si tratti di episodi. Sicuramente la fase finale del match è quella in cui chi ha speso di più è meno lucido e quindi più soggetto a cali di concentrazione che possono risultare fatali. Così è successo in varie partite dove abbiamo subito gol evitabili concedendo ai nostri avversari calci d'angolo o calci di rigore che non avremmo dovuto concedere e Gianni Vio ci insegna che non c'è situazione migliore che una palla inattiva ben orchestrata per far male all'avversario. Diciamo che, comunque, le partite durano 90/95 minuti e dunque è inutile stare a pensare dove saremmo se ne durassero 80: serve solo a creare rimpianti e timori nell'affrontare il finale delle partite!”
Quale squadra ti ha impressionato di più, tra quelle d'alta classifica? Quali sono i tuoi pronostici di vittoria finale?
“E' sempre difficile far pronostici vedendo le squadre una sola volta, basti pensare all'Union CSV della prima giornata a Dolo. Tuttavia devo dire che l'Opitergina mi ha molto impressionato per la sua grande organizzazione, anche se la domenica successiva è andata a perdere 4-1 a Sottomarina. La Feltrese è sicuramente una squadra di spessore importante, con individualità notevoli, ma cito anche il Giorgione del mio amico Tamai, che credo che se riuscirà a gestire bene la pressione che deriva dalla pretenziosa piazza di Castelfranco sarà protagonista fino in fondo.”
Domandina banale: l'obiettivo salvezza è un obiettivo possibile?
“Beh, se non ne fossi convinto chiederei di essere ceduto o appenderei le scarpe al chiodo, avere questa convinzione è la spinta fondamentale per scendere in campo ogni domenica, altrimenti è meglio andare a farsi una bella gita da qualche parte.”
Tu hai debuttato senza paracadute a 16 anni: qual è la tua idea sulla regola degli under?
“Parto da un esempio a noi molto vicino, Marco Gallo, oggi all’Este. Non credo che Gallo sarebbe dov'è, ma per un motivo molto semplice. Non ce ne fosse stata la necessità per i suddetti obblighi, il campionato in cui Gallo è esploso tra i pali dolesi lo avrebbe disputato quasi esclusivamente Nalon, quindi mi sento di dire che in questo senso la regola ha sicuramente spianato la strada ad un ragazzo che merita ampiamente i traguardi che sta raggiungendo e che sono sicuro che - se saprà
  mantenersi umile e determinato come quando era qui - si toglierà delle altre grosse soddisfazioni. Sono altresì convinto che le qualità di Gallo sarebbero emerse comunque nel tempo, magari non così presto. Ci sono tante squadre che schierano nell'undici titolare ben più degli under imposti dalla regola, la stessa Opitergina lo ha fatto nel match contro di noi. Va inoltre considerato che spesso molti di questi ragazzi, che hanno fatto magari un anno in serie D o in Eccellenza pensano di essere già dei giocatori arrivati o di qualità superiore e non si accorgono che, se non ci fosse stata questa regola, non avrebbero mai potuto calcare questi campi. Questi sono tutti quei ragazzi che nel giro di qualche anno cominciano a scendere di categoria fino a sparire completamente dal mondo del calcio dilettantistico. Nel frattempo, però, hanno occupato un posto di qualcuno più bravo che, non più in età da essere schierato come under, è stato costretto a fare le valigie. In sostanza io credo che chi è forte probabilmente giocherebbe comunque, magari ci impiegherebbe un po' di più ad emergere, questo è sicuro, ma credo che buoni talenti siano venuti a galla anche in passato senza bisogno di alcuna tutela regolamentare.”
C'è un messaggio particolare che vorresti lanciare ai tifosi del Dolo, questi tifosi così … rumorosi?
“L'unico messaggio che voglio mandare è quello che predico da sempre. Un giocatore ha bisogno di sostegno nei momenti difficili, quando sta vincendo o sta giocando bene gli applausi e gli incitamenti fanno piacere, ma la condizione mentale favorevole è probabilmente stata già raggiunta. Se volete dunque aiutare il Dolo incitateci quando siamo in difficoltà, è lì che abbiamo bisogno di voi. Detto questo, chi paga il biglietto ha il diritto di dire ciò che vuole e noi giocatori dobbiamo essere superiori a qualunque cosa venga detta dalla tribuna.”

Intervista raccolta da Alessandro Ovizach